Roma, 14 luglio 2022. L’aula del senato durante il voto di fiducia sul decreto aiuti. (Matteo Minnella, A3/Contrasto)

Il prossimo 25 settembre gli italiani sono chiamati a eleggere il nuovo parlamento. È la prima volta che le elezioni politiche si svolgono in autunno: nella storia dell’Italia repubblicana si è sempre votato entro il mese di giugno. È invece la nona volta che si dovrà ricorrere a elezioni anticipate. L’ultima volta era capitato nel 2008.

Quello che gli italiani eleggeranno sarà invece il primo parlamento per il quale varrà il taglio del numero dei parlamentari avvenuto nel 2020 a seguito della riforma costituzionale approvata dal parlamento nell’ottobre del 2019 e successivamente confermata con referendum nel settembre del 2020. Questo significa che saranno eletti 400 deputati e 200 senatori, mentre fino alle scorse elezioni si eleggevano 630 deputati e 315 senatori.

È una novità che ha molte conseguenze sia sulla vita politica e sulla campagna elettorale già in corso, sia sul funzionamento stesso delle camere, che per molti aspetti dovrà essere riorganizzato. È il caso per esempio dalla vita delle commissioni parlamentari, le piccole assemblee divise per materia che alla camera e al senato procedono all’esame di progetti e disegni di legge prima che questi approdino in aula. Con il taglio dei parlamentari, tra l’altro, si dovrà ridurre il loro numero, accorpandone alcune, cosa che il senato dei accinge a fare, portandole da 14 a 10.

Un’altra conseguenza è stata la ridefinizione, avvenuta con un decreto legislativo del 23 dicembre del 2020, del numero e delle dimensioni del collegi elettorali, che sono le porzioni di territorio nelle quali viene suddiviso il paese e in cui i partiti presentano le candidature.

Alleanze e attriti

La legge con la quale si andrà a votare è il cosiddetto Rosatellum, in base al quale i tre ottavi dei seggi di camera e senato sono assegnati in collegi uninominali, mentre gli altri cinque ottavi sono attribuiti con il sistema proporzionale. Quindi ben 147 deputati e 74 senatori saranno eletti nei collegi uninominali, dove vince chi prende anche un solo voto in più degli avversari.

Per vincere è dunque cruciale avere una base elettorale ampia. È per questo che i partiti in queste ore sono così impegnati a definire le alleanze. Ed è per questo che si registrano attriti all’interno degli schieramenti: per ora soprattutto a destra, dove il risultato elettorale è molto importante anche perché in caso di vittoria dovrebbe essere il partito che dispone di più voti a stabilire chi guiderà il governo.

I collegi plurinominali che assegneranno i seggi con metodo proporzionale sono invece 367 in tutto, 245 alla camera e 122 al senato.

Tranne poche eccezioni, tutti gli atti non arrivati a conclusione entro la fine della legislatura decadono

Il termine per la presentazione delle liste è fissato per il 22 agosto. Oltre a questo, dal giorno dello scioglimento delle camere e fino al giorno delle elezioni sono previsti molti altri adempimenti. Tra il 12 e il 14 agosto i partiti devono depositare simboli e contrassegni elettorali al ministero dell’interno. Il 26 agosto segna l’inizio formale della campagna elettorale e quindi della propaganda. Infine entro il 15 ottobre, e quindi non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni, il 25 settembre, devono riunirsi le nuove camere come stabilito dalla costituzione.

Fino a quel momento, sono prorogati i poteri delle camere attualmente in carica. Tuttavia, tutti gli atti che non sono arrivati a conclusione entro la fine della legislatura decadono, con poche eccezioni come i decreti legge in fase di conversione. In linea generale però, le leggi che non sono state approvate in via definitiva dovranno essere riproposte nella prossima legislatura e ricominciare dall’inizio l’iter di approvazione.

Quanto al governo, è dimissionario e rimane in carica per il cosiddetto disbrigo degli affari correnti. Non c’è dunque nessuna interruzione del potere esecutivo. In questa fase, però, dovrà limitarsi alle attività necessarie e obbligatorie per la vita dello stato, quelle considerate indefettibili, inclusi i decreti legge.

Sono invece esclusi gli atti che presuppongono l’esercizio di discrezionalità politica, dal momento che il governo non ha al momento una legittimazione politica che glielo consenta. Il governo non potrà quindi presentare disegni di legge, salvo quelli imposti da obblighi internazionali.

Va però sottolineato che nella circolare firmata dal presidente del consiglio Mario Draghi e nella quale si definisce il perimetro all’interno del quale il governo potrà effettivamente muoversi, si specifica che tra le attività che il governo potrà svolgere ci sono anche “gli atti legislativi, regolamentari e amministrativi necessari per fronteggiare le emergenze nazionali, le emergenze derivanti dalla crisi internazionale e la situazione epidemiologica da covid-19. Il governo rimane altresì impegnato nell’attuazione legislativa, regolamentare e amministrativa del Pnrr e del Piano per gli investimenti complementari (Pnc)”.

Il governo di Mario Draghi è stato il sessantasettesimo della storia della repubblica, ed era entrato in carica il 13 febbraio del 2021. Nei suoi diciassette mesi di mandato, ha posto per ben 55 volte la questione di fiducia.

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