Cavan Images/Getty

I piccoli della specie umana sono molto abili e veloci nell’apprendere informazioni dall’ambiente fisico e sociale che li circonda. Lo fanno fin dalla nascita – anche se profondamente immaturi dal punto di vista motorio e dipendenti dagli adulti per la sopravvivenza – e, ancor prima, nell’ultimo trimestre di gravidanza.

Tutto questo è possibile grazie a meccanismi attentivi (che selezionano alcuni stimoli ambientali, ignorandone altri) e organi di senso funzionanti, oltre a un cervello estremamente plastico, cioè adattabile e flessibile, e ad alcune predisposizioni biologiche che contribuiscono a incanalare questi apprendimenti nelle direzioni più vantaggiose per la specie.

Il Laboratorio prima infanzia dell’università di Milano-Bicocca (Child&Baby Lab) studia da molti anni i processi attraverso i quali avvengono questi apprendimenti, alla nascita e nei primi anni di vita, e le predisposizioni biologiche e i fattori ambientali che li supportano.

Una delle predisposizioni biologiche più studiate è quella per il volto umano. Misurando la direzione e la durata dello sguardo di un bambino di pochi giorni di vita, in risposta alla presentazione simultanea di un’immagine realistica o schematizzata di un volto e di un’altra immagine che presenta gli stessi parametri fisici della prima, è stata più volte dimostrata una preferenza visiva spontanea, cioè non appresa, per il volto umano.

Questa predisposizione attentiva e un ambiente specie-specifico in cui il volto è lo stimolo più frequente durante il primo anno di vita, potenziano le possibilità di apprendimento delle molte informazioni che il volto veicola e che gli adulti usano inconsapevolmente nelle interazioni sociali: età, genere, etnia, identità, direzione dello sguardo, espressione emotiva e numerose configurazioni di indizi percettivi sulla cui base generiamo inferenze automatiche, le cosiddette prime impressioni, e delineiamo le caratteristiche psicologiche del nostro interlocutore, come l’autorevolezza o l’affidabilità, ossia quanto qualcuno ci ispira fiducia. Non a caso, bastano tre giorni di esperienza nell’ambiente postnatale per consentire al neonato di sviluppare una preferenza, questa volta appresa, per il volto materno.

La ricerca nel campo della psicologia e delle neuroscienze cognitive dello sviluppo ha dimostrato che i bambini distinguono già dalla nascita le espressioni facciali della felicità da quelle della paura. Le capacità discriminative e di categorizzazione si affinano nei primi sette mesi di vita, mentre gli elementi chiave della rete neurale che nell’adulto media le risposte ai segnali emotivi del volto sono attivi nei primi mesi di vita e si specializzano progressivamente attraverso l’esperienza nell’ambiente sociale.

Sulla scia di queste evidenze, uno studio che abbiamo condotto di recente, misurando le variazioni dell’attività elettroencefalografica associate alla presentazione di stimoli, ha mostrato che il cervello dei bambini di sei mesi distingue tra volti che gli adulti giudicano come più o meno affidabili, anche quando le differenze tra i volti sono minime e le immagini sono presentate per pochi millisecondi.

La sensibilità neurale a queste differenze, inoltre, varia da bambino a bambino in funzione del profilo temperamentale, cioè dell’insieme delle caratteristiche biologiche che lo predispongono a un particolare stile comportamentale ed emotivo, come per esempio il livello di reattività agli stimoli o l’intensità della risposta agli stimoli negativi.

Questi dati sono in linea con altre dimostrazioni della presenza di differenze individuali nella sensibilità alle espressioni emotive nella prima infanzia legate alle differenze genetiche e alla personalità materna, e forniscono un importante contributo al tentativo di comprendere la dinamica del rapporto tra fattori biologici ed esperienza nello sviluppo emotivo e della personalità.

Viola Macchi Cassia è professoressa presso il dipartimento di psicologia dell’università di Milano-Bicocca.

E. Baccolo, E. Quadrelli, V. Macchi Cassia, Neural sensitivity to trustworthiness cues from realistic face images is associated with temperament: an electrophysiological study with 6-month-old infants, Social Neuroscience (2021)

Leggi anche