Vizzini. (Reda & Co, Alamy)

Andare per borghi, soprattutto siciliani, è sempre un’opzione sentimentale, e chi li sceglie privilegia la piccola storia e l’autenticità. E se alcuni risplendono grazie agli antichi fasti o per la natura inviolata, altri, come Vizzini, in provincia di Catania, accendono l’immaginario a ogni passo per la ricchezza di storia, di arte e di panorami. In queste stradine, dove sembra che da un momento all’altro debba apparire una carrozza, le tracce di dominazione greca, romana, bizantina e araba si ritrovano abbondanti, così come l’arte settecentesca della scultura e dell’architettura barocca.

Vizzini, accesso a nord per il Val di Noto che da solo accoglie dieci siti Unesco, ha dato i natali a Giovanni Verga, ed era il buen retiro dello scrittore di cui quest’anno si celebra il centenario della morte. Ma era, soprattutto, il teatro naturale delle storie raccontate dal padre del verismo italiano, del suo Mastro-don Gesualdo, dei compari Turiddu e Alfio, delle sue donne sciupate, e in generale di quel ciclo dei vinti che oggi è ancora attuale. L’immaginario verghiano sbocciò in questo luogo di pietra bianca (gialla o arenaria) e roccia lavica che è stato set cinematografico per i personaggi del Mastro, il primo sceneggiato italiano girato in esterni, per la grandiosa Cavalleria rusticana di Franco Zeffirelli, per La Lupa di Gabriele Lavia, per altre serie tv e tanti film girati per il grande schermo.

Girovagare con lentezza

A Vizzini si passeggia lentamente. Ci si deve arrendere alle frequentissime soste – poiché i palazzi nobiliari e le chiese tardo barocche impongono continue fermate – e agli affacci sui profondi dirupi. Ci si perde per i vicoli, girovagando senza meta tra case terranee, panni stesi e fichi d’india. In questo paese silenzioso ci si stupisce per gli annunci funebri ancora incollati sui muri, e si trovano sempre spunti per chiacchierare tra un caffè e una nucatola, il biscotto a base di mandorla, cannella e cacao.

Il giro potrebbe iniziare da piazza Marconi, da un lato affaccio verso uno dei tanti panorami mozzafiato, dall’altro punto di vista perfetto per la facciata del settecentesco palazzo La Gurna, in via Vittorio Emanuele, uno dei luoghi verghiani. Sull’edificio neoclassico una lastra di marmo dice: “Palazzo La Gurna ove avvenne il matrimonio tra Bianca Trao e Mastro don Gesualdo”.

Peccato che non sia possibile rivivere la scena del banchetto nuziale. Questo, come altri bei palazzi nobiliari che segnano la storia di Vizzini, ma anche della narrativa verghiana – come palazzo Sganci, palazzo Cafici, il vicino palazzo Catalano, palazzo Passanisi, palazzo Cannizzaro o lo stesso palazzo Verga – non sono visitabili perché privati. Continuando il percorso su via Vittorio Emanuele si può scegliere di perdersi lateralmente tra i vicoli o di proseguire tra negozietti ordinari e straordinari, come la storica stamperia di Giovanni Cosentino dove si possono trovare antichi libretti ristampati sulla storia della città, cartoline del secolo scorso, illustrazioni. È su questa strada che si trova il palazzo con l’ex Casino dei nobili, oggi sede del circolo Giovanni Verga e della Società operaia mutuo soccorso, datato 1873 dove il tempo non sembra essere trascorso grazie agli arredi, ai quadri di Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini ancora appesi nel grande salone, ai lampadari di cristallo, al soffitto stuccato, ai tavoli di lettura con i quotidiani del giorno, alla sala del biliardo e a un giardinetto esterno che il circolo in estate condivide con il sodalizio, e dove il bar della Società operaia serve caffè, granite e liquori.

Chiese e gelosie

Nel 1252, Corrado IV di Svevia concesse a Vizzini il privilegio di “perpetua demanialità”. Nel 1540 le venne attribuito il titolo di “Obbedientissima”. E tutta questa storia oggi si riscontra sia nelle rovine sparse per il paese, sia nelle chiese – anche queste molto presenti nei racconti verghiani – che vanno visitate concedendosi tempo e dopo aver preso appuntamento con i parroci.

Anche la chiesa di San Sebastiano, preesistente al grande terremoto del 1693 e dal prospetto barocco-rococò, comunicante con l’antico monastero delle benedettine, si trova in via Vittorio Emanuele. Il giovane Verga si era innamorato della novizia Maria Passanisi che gli ispirò Storia di una capinera: così, è inevitabile guardare alla grata di legno bianco e profili in oro – le “gelosie” – che permetteva alle suore di partecipare alla messa al riparo degli sguardi, con lo stesso interesse con cui si guarda alla via Crucis in maiolica di Mario Lucerna. Ma in termini di arte sacra c’è molto altro.

La chiesa madre dedicata al patrono San Gregorio Magno colpisce sia per l’imponenza sia per il portale in stile gotico-catalano, e all’interno si trovano due opere del pittore fiorentino tardo manierista Filippo Paladini. Ma stupiscono anche la basilica di San Vito, dall’altare maggiore in pietra bianca degli Iblei e dal grande Cristo ligneo, e la basilica di San Giovanni Battista, che custodisce l’organo barocco-rococò di Orioles e il gruppo statuario della pietà, detto dell’Addolorata. Fu realizzato in cartapesta probabilmente dal napoletano Domenico Guarino, sebbene alcuni lo attribuiscano a Francesco Guarino, pittore di Solofra (Avellino). E colpisce anche la chiesa e convento di Santa Maria del Gesù, dove si trova la Madonna Bianca di Antonello Gagini del 1527.

La scalazza

Dalla piccola piazza Umberto I che ospita un elegante palazzo di Città si accede alla bella scalinata in maiolica dipinta a mano di Lucio Marineo (la scalazza), rifatta nel 1996. E anche in questo caso richiede tempo il cogliere i decori geometrici e floreali e i medaglioni raffiguranti i luoghi simbolo di Vizzini.

Una volta risalita la scalazza s’incontra il palazzo Ventimiglia, che nella finzione verghiana è la dimora nobile di donna Bianca Trao, che poi sposerà Gesualdo. Nell’elegante edificio sono ospitati il museo etnoantropologico e il museo dell’Immaginario verghiano dove sono state sistemate le foto più note scattate da Giovanni Verga, le immagini dei set vizzinesi della cinematografia verghiana, una raccolta di scatti relativi alle rappresentazioni del teatro di reviviscenza del regista vizzinese Alfredo Mazzone che tra gli anni settanta e ottanta restituì carne e sangue ai personaggi proprio nei luoghi descritti dalle novelle verghiane. E lo fece grazie ad attori come Arnoldo Foà, Regina Bianchi, Turi Ferro, Orso Maria Guerrini, Giulio Brogi, Sergio Tofano, Silvano Tranquilli e altri.

In queste settimane è possibile visitare La segreta mania, una raccolta di foto verghiane che immortalano paesaggi e ritratti di una Sicilia umile e rurale. Tra queste immagini alcune sono dedicate alla bella Paolina Greppi, la donna che gli rimase a fianco fino alla fine.

Quello delle relazioni dello scrittore sarebbe un capitolo da indagare a parte, anche grazie allo spazio che il museo gli dedica. Vi si trovano ritratti dedicati a donne fatali, colte, spesso contesse. Ha ragione Margherita Riggio, insegnante, guida turistica, studiosa di Giovanni Verga, già curatrice del museo verghiano: “Il turista che sceglie Vizzini omaggia innanzitutto le suggestioni della letteratura verista e la geografia umana dei personaggi di Verga. E quei personaggi vivono ancora oggi negli odierni abitanti di questo paese: quelle vecchie passioni non si sono mai sopite. Più leggo le lettere di Verga, più mi convinco che con il pensiero continuava a vivere qui, anche quando era lontano centinaia di chilometri. I visitatori stranieri che non conoscono Verga sono attratti dai paesaggi, dalla natura e dall’arte”.

La Cunziria e i vulcanelli

Una visita merita anche l’ex carcere-castello dove il progetto BeeDINI­-Vizzini 2030 a cura di Officine culturali, punta sull’apicoltura. L’ex carcere è stato rimesso a nuovo e arredato, e tra nespoli, mandorli e camminamenti coperti, regala un panorama inusuale. È qui che bisogna venire se si vuole osservare il complesso di Montelauro popolato dai vulcanelli iblei spenti.

Ma è con la Cunziria – la conceria attiva sin dall’epoca romana e poi cessata negli anni sessanta del secolo scorso – che la visita a Vizzini andrebbe conclusa. Si tratta di un minuscolo borgo dentro il borgo, già set della Lupa di Gabriele Lavia, un luogo disabitato ma che relegare al ruolo di archeologia industriale sarebbe un errore. La quarantina di edifici costruiti nel cuore di una vallata, dove le felci hanno preso il sopravvento, costituiscono un villaggio fuori dal tempo.

Info
Dove dormire

B&B ‘A Cunziria
L’agriturismo si trova nell’omonimo borgo e funziona anche da museo e da ristorante, in una grotta naturale.
cunziria.com

B&B Il Campanile
È in piazza Santa Maria di Gesù 1, ottima posizione per raggiungere il museo dell’Immaginario verghiano. Di sera offre servizio di ristorazione.
Tel. 0933961174

B&B Relais Cosi Priziusi
Dotato di bar, giardino, piscina stagionale all’aperto e terrazza. Atmosfera rilassante e mobili d’epoca.
cosipriziusi.com