“A quattro, otto, dieci anni leggevo Topolino, Lupo Alberto, Dylan Dog… Il problema erano i protagonisti, tutti adulti. Come fa una bambina a immedesimarsi? Mica potevo capire perché Lupo Alberto voleva stare da solo con la sua gallinella, no? Mi metteva a disagio quella carnalità. Poi c’erano i fumetti giapponesi, i manga, spesso considerati satanici, violenti, pornografici. A me invece quei disegni piacevano. E volevo capire. Il primo manga che ho letto è stato ­Peach girl: due amiche alle medie, con una cotta per lo stesso ragazzo. Storia semplicissima, ma da bambina per la prima volta mi rivedevo. Sono stata capita da un fumetto. E mi si è aperto un mondo”.

Su quel mondo Caterina Rocchi, 29 anni, ne ha sovrapposto uno suo fondando, a soli 17 anni, la Lucca manga school, scuola di manga frequentata da studenti di tutta Europa. Ci incontriamo al Brac di Firenze, bistrot vegetariano e vegano con libreria a due passi dalla basilica di Santa Croce.

Incontri in cucina

“Il primo Lucca comics & games l’ho fatto che ero in fasce, in braccio a mio papà”, dice riferendosi alla più importante fiera del fumetto in Italia, che si svolge ogni anno nel comune toscano. Il suo percorso è poi proseguito a Tokyo, dove dai 14 anni in poi Rocchi ha trascorso tutte le estati studiando tecniche manga in giapponese.

“La lingua già la studiavo a 13 anni. Le prime estati mi accompagnava mia madre, che all’epoca insegnava italiano agli stranieri. Tra i suoi allievi c’erano cuochi giapponesi che venivano a imparare la cucina italiana, e che giravano per casa nostra. Ero immersa in quella cultura prima ancora di desiderarlo, come in un allineamento degli astri: giapponesi in casa, fumetti, mamma e papà alle spalle”. La famiglia Rocchi è proprietaria di un’azienda che produce olio d’oliva.

Arrivano i piatti: Rocchi saluta il carpaccio di avocado come una vecchia conoscenza. Ha deciso presto di diventare “non creatrice ma formatrice”, racconta. “Intorno ai 22 anni ho rinunciato all’idea di pubblicare manga disegnati da me. Solo in Giappone sono state pubblicate alcune mie tavole. Il mio maestro Mikiya Mochizuki – ha fatto Wild 7, la ragione per cui esiste Fast & Furious, e in Italia è conosciuto per Ken Falco – recensiva ristoranti su una rivista ­online e mi portava con lui come disegnatrice. Per sei mesi ho assaggiato i piatti più strani. ‘Tieni, prova l’occhio del pesce che è buono’, diceva il maestro, e io: ‘Non ce la posso fare’”.

Le faccio notare che ha fondato una scuola a un’età in cui molti ragazzi non ne sono ancora usciti. “Sicuramente sono nata vecchia”, ironizza lei. “Da piccola volevo solo i peluche della Trudi perché riproducevano più accuratamente l’animale. Il gufo con gli occhiali o l’ippopotamo con la sciarpa mi davano sui nervi”. Rigore e severità: cliché nipponici.

“Non ero particolarmente studiosa o disciplinata, ma mi appassionavo alle cose che m’interessavano. Ho fatto il liceo artistico. Purtroppo mi fisso su quello che m’interessa”. Purtroppo? “Alla scuola dell’obbligo ho dovuto combattere. Per di più sono dislessica, discalculica e disgrafica”.

Difficoltà a leggere, a fare i conti, disegnare: in che misura? “Non riesco a dettare serenamente un numero di telefono. Gli iban coi loro zeri mi mandano in crisi, leggo un numero per l’altro. Scrivo con la penna cancellabile, ecco. A scuola i miei disturbi di apprendimento non erano capiti dagli insegnanti. Per i compagni ero una bambina strana. E soggetta a bullismo”.

Ha mangiato tutto il suo carpaccio mentre io sono ancora indietro, e finiamo a parlare di cibo. Il veganismo, per la generazione di Rocchi, è un fronte della lotta per la sopravvivenza del pianeta. “Non sono integralista, ma ridurre il consumo di carne non fa male né a noi né all’ambiente. Però sarà difficile invertire la tendenza finché le compagnie petrolifere continueranno a cacciare barili di petrolio nelle gole delle balene ”, dice evocando questa immagine da fumetto.

“Si chiama environmental anxiety, ecoansia. E purtroppo ne soffro”. È così che nasce il suo impegno in difesa del pianeta? “Sono sempre stata attratta dal mondo animale. In casa ho un enorme gatto nero, cieco. È finito sotto una macchina e nella sua casa non l’hanno più voluto; io l’ho adottato e andiamo molto d’accordo”. Anche i suoi occhiali hanno un che di felino. “Ho fatto tanto volontariato al gattile. Ma anche con i topolini”. Esiste anche il topile? “A Pisa. Roditori, cavie, coniglietti. Presi da laboratori, o da gente incapace di curarsene. I cricetini stanno male nella gabbietta, avrebbero bisogno di spazio e di movimento. Sennò si deprimono”.

Arriva il secondo, per Rocchi una “foglia di melanzane” che sembra una parmigiana più contenuta, mentre il mio seitan masala è una sorta di spezzatino (vegetale) glutinoso e speziato. Lei ignora il cibo, parla della scuola che ha creato, impegnata contro ogni bullismo. “Ai vertici ci sono solo donne, sarà difficile essere sessisti”. Detta così, un paradosso. “Siamo io, mia madre e mia zia. Alla scuola si dorme e si disegna tutti insieme, dopo cena si gioca a tombola, guardiamo film d’animazione. Mi piace aver creato uno spazio sociale, non solo di cultura: molti ragazzi che arrivano hanno subìto prepotenze o discriminazioni, hanno vissuto situazioni difficili in famiglia. Se sei un ragazzo e non vuoi fare il calciatore, o se sei una ragazza e non vuoi fare la velina o se non ti senti ragazzo né ragazza, in certi ambienti può essere davvero difficile assecondare le tue aspirazioni”.

Storie d’amore

Molti studenti della Lucca manga school sono di genere fluido. “Il disegno attira persone che hanno bisogno di esprimersi, e spesso chi ha difficoltà a farlo ha anche più cose da dire. Abbiamo studenti autistici, adhd e dsa” (con disturbi dell’attenzione e iperattività e con disturbi dello spettro autistico). Una comunità che si regge sull’accettazione di ogni diversità. “Nel manga c’è tutto: personaggi non binari, attenzione e atteggiamento positivo verso ogni tipo di diversità. È vero, ci sono tanti filoni erotici, ma soprattutto storie d’amore, in cui alla fine i protagonisti si prendono per mano. E intere librerie per gli anziani, che si concentrano sul cibo o su altre ossessioni”.

Mondi da imparare, e da insegnare. Ai corsi biennali della Manga school si studiano innanzi tutto l’anatomia, la prospettiva, la struttura narrativa, tutto quel che serve per sviluppare un manga. Al secondo anno si passa alla realizzazione della propria storia, 24 pagine da presentare a un editore. “Da ‘fate un cerchio per la testa’ a ‘questo è il tuo primo colloquio’, accompagniamo gli studenti sull’uscio del mondo del lavoro”, dice Rocchi. Tra corsi in presenza e corsi online, nel 2021 abbiamo avuto più di duemila studenti, di cui duecento in sede, e circa quaranta che completeranno il biennio”. Di questi solo pochi riusciranno a vivere di manga.

“Gli spazi si contano sulle dita di una mano”. I manga s’importano spesso dall’Asia, l’editoria è in crisi, la carta costa, di ragazzi con albi in mano se ne vedono pochi in giro. Eppure Rocchi è ottimista: “Il futuro è nei webtoon, i fumetti per i cellulari, scrollabili in verticale. In Corea, dove sono più avanti su questi formati, si chiamano manhwa”. Intorno a questa specializzazione Rocchi ha creato un nuovo corso biennale, che si sta riempiendo in fretta. “Sta salendo in picchiata!”, si entusiasma. E con questo paradosso così forte da squarciare il tessuto spaziotemporale di Firenze, ci ritroviamo a sfogliare universi paralleli in un negozio di manga e fumetti.

Il conto

Brac
Via dei Vagellai 18, Firenze

1 carpaccio di avocado €9,00

1 chitarra ai pomodori secchi €10,00

1 foglia alle melanzane €9,00

1 seitan masala €12,00

1 bottiglia di acqua naturale €3,00

1 calice di lupinella rossa €4,00

2 caffè €3,00

2 coperti €4,00

Totale €54,00