Bolzano, ottobre 2016. (Marco Arduino, Alamy)

Natale a Bolzano. E quindi mercatino. Ma non solo. Città di culture che s’incontrano, in passato non in modo pacifico: per restare al novecento, il passaggio dell’Alto Adige/Sudtirolo al Regno d’Italia dopo la grande guerra, l’italianizzazione fascista, le cosiddette “opzioni” con migliaia di sudtirolesi che scelsero di trasferirsi nella Germania hitleriana.

Poi l’occupazione nazista, i bombardamenti alleati e, nel dopoguerra, il terrorismo sudtirolese con tanti morti tra le forze dell’ordine. Non a caso, nelle prime pagine del Giorno dello sciacallo di Frederick Forsyth, capolavoro dello spionaggio, un incontro tra agenti segreti avviene proprio a Bolzano. Insomma, la città trasuda storia, addirittura di millenni fa. E partiamo proprio da lì.

Venerdì

Ore 14: l’uomo del Similaun.
Prima tappa è il Museo archeologico dell’Alto Adige, che custodisce Ötzi, la mummia del Similaun, ritrovata casualmente il 19 settembre del 1991 da escursionisti, quando il solo torso rispuntò per via dello scioglimento estivo delle nevi in val Senales (a soli 92 metri dal confine con l’Austria). Il ghiacciaio restituì poi resti di pelle e pelliccia, cordini e ciuffi d’erba, un pugnale, un arco, una faretra e anche un berretto. Ötzi è custodito in una cella frigorifera che riproduce le condizioni del ghiacciaio. Il corpo – circa 13 chili per poco più di un metro e mezzo – è adagiato su una bilancia di precisione, in ambiente a temperatura costante di -6 gradi e umidità del 99 per cento, ed è visibile da una piccola apertura.

Ore 17: centro storico.
La tradizione commerciale di Bolzano – uno dei palazzi storici, in centro, è appunto Palazzo Mercantile – rivive oggi nella centralissima via dei Portici. Uscendo dal museo, la si può percorrere da un lato e tornare indietro dall’altro: ci sono negozi di ogni tipo. All’inizio (o alla fine del doppio passaggio) ci si ritrova nei pressi di piazza delle Erbe, nel mercato all’aperto di frutta e verdura, e non solo. Esiste da 400 anni ed è permanente, tutti i giorni fino alle 19, domenica esclusa. Lungo le parallele via Argentieri e via della Mostra, alzando gli occhi si possono ammirare le facciate dei palazzi. Da non perdere poi le installazioni artistiche del progetto Angelus Loci in piazza Walther e via Goethe.

Ore 20: nella stube.
Passando per piazza Municipio e risalendo via dei Bottai, la prima cena non può che essere a Ca’ de Bezzi in via Andreas Hofer, la più antica osteria della città. Da qualche anno si è ampliata, con a fianco un maxi cubo di vetro e legno modernista, ma è meglio scegliere la piccola e storica stube: tra Herrengröstl (rosticciata di carne, patate e cipolle), maccheroncini della casa, costine e birra a fiumi, si recuperano tutte le forze.

Sabato

Ore 10: funivia e trenino.
Non molto distante dalla stazione delle corriere, la funivia del Renon in pochi minuti porta a Soprabolzano, dove c’è anche un trenino. Sull’altopiano, dove trascorse periodi di villeggiatura anche Sigmund Freud, ci sono splendide ville d’inizio novecento, che fanno capire il detto locale secondo cui ogni bolzanino deve avere casa sotto i portici, un posto in chiesa e una villa sul Renon. All’azienda agricola Kaserhof si vedono anche esemplari di lama e alpaca allevati in questa zona.

Ore 13: in birreria.
Scendendo dall’altopiano, tornando in centro in zona piazza delle Erbe c’è Hopfen, il tempio bolzanino della birra artigianale, appunto la Bozner Bier. Osteria e birrificio, dal 1998 è punto di riferimento della movida serale. Ma con il freddo è meglio passarci a pranzo. La produzione di chiara, scura e Weizen (oltre a birre speciali) avviene nel locale quattro volte alla settimana. Da mangiare, per provare il maggior numero possibile di prelibatezze della casa, si deve ordinare il “piatto rustico”: magari in due, vista l’abbondanza.

Ore 14: al mercatino.
È il mercato natalizio più grande e longevo d’Italia. Esiste dal 1991 e in trent’anni si è trasformato in una manifestazione con numeri colossali. Varcata la soglia l’atmosfera è quella di sempre: luci, musiche, aromi (su tutti la cannella del vin brulé) e gli oggetti natalizi dell’artigianato locale. Ma la bocca vuole la sua parte: e allora miele, sciroppi, composte, speck, salsicce, brezel, canederli e i dolciumi più vari. L’orario è dalle 10 alle 19: per visitare tutti gli espositori, una quarantina, serve almeno un’ora. Ma è meglio darsi un budget, altrimenti si rischia di uscirne a portafoglio vuoto.

Ore 17: barocco tirolese.
A due passi dal Mercatino c’è il Duomo, altero e suggestivo. Interessante anche il Tesoro del Duomo, museo di arti sacre nell’antica residenza del parroco della cattedrale: contiene una delle più ricche raccolte di arredi sacri di età barocca dell’area tirolese, un centinaio di oggetti, tra i quali un ostensorio dorato alto 136 centimetri per un peso di 13 chili, un antico presepe e pergamene di Avignone risalenti al quattordicesimo secolo. Poco più avanti c’è la chiesa dei Domenicani, il cui chiostro (se aperto) merita una visita.

Ore 20: una serata al caldo.
Anche se è difficile trovare posto, per un pasto serale è consigliato Vögele, in via Goethe. Su più piani in un edificio storico, è forse il miglior ristorante della città: autentica cucina tirolese con variazioni raffinate. Senza spendere troppo.

Domenica

Ore 10: oltre il Talvera.
Per capire come le Bolzano siano due, basta attraversare il torrente Talvera: di qua la città tedesca, dai negozi scintillanti, di là quella italiana, cresciuta nel dopoguerra. Ad accogliere i visitatori c’è il monumento alla Vittoria nell’omonima piazza (la vittoria è quella del 1918), eretto dal fascismo con tanto di simboli littori. Per decenni emblema di divisione, ora è stato musealizzato attraverso un percorso espositivo che non fa torto a nessuno. Più avanti, prendendo corso Libertà e poi corso Italia (qui la toponomastica marca il territorio), si arriva in piazza del Tribunale e all’ex Casa Littoria, dove un bassorilievo d’epoca celebra Benito Mussolini e il ventennio fascista. Risalendo poi lungo via Druso, si trova l’edificio razionalista dell’ex Gioventù italiana del littorio, ora sede del centro di ricerca Eurac. Riattraversato il Talvera, si può girare in via Dante verso il Museion, per passare dai marmi all’arte contemporanea.

Ore 12: orgoglio tirolese.
Per stemperare la vista di un passato che non passa, meglio tuffarsi al Cavallino Bianco, storico ristorante di via dei Bottai. La tradizione accoglie i clienti fin dalle facciate esterne dell’edificio, riccamente affrescate. Dentro poi, tra uno stinco e un carré di maiale, oppure un gulasch, si mangia circondati da pareti di legno e trofei di caccia che fanno dimenticare perfino i fasci littori.

Dove dormire

Stay Cooper Goethe Guesthouse
Camere moderne a più dimensioni e monolocali in pieno centro in via Goethe

Hotel Greif
In piazza Walther, centralissimo: 33 stanze ognuna diversa dall’altra e ognuna creata da un artista diverso, con possibilità di scelta online

Goldenstern Townhouse
Camere e appartamenti spettacolari in un palazzo antico completamente ristrutturato in pieno centro storico