Dipinti di Caravaggio alla Galleria Borghese. Roma, gennaio 2020. (Eric Vandeville, akg-images/Mondadori Portfolio)

Nel rione Campo Marzio, a Roma, c’è una via con un nome curioso: via di Pallacorda. In questo vicolo irregolare il 28 maggio del 1606, durante una partita all’antenato del tennis finita in rissa, Michelangelo Merisi – detto il Caravaggio – uccide il capitano della squadra rivale, Ranuccio Tomassoni. Le autorità non la prendono bene. Tommasoni ha amici potenti alle spalle e Merisi viene condannato alla pena capitale: morte per decapitazione.

Una condanna che poteva essere eseguita da chiunque lo avesse riconosciuto per strada e che per il pittore diventerà un’ossessione, tanto che da quel momento in poi nei suoi quadri cominceranno a comparire teste mozzate con le sue fattezze. Condannato e braccato, Caravaggio è costretto a scappare, dandosi così a una fuga lunga quattro anni che finirà sulla spiaggia di Porto Ercole, dove muore di malattia a 38 anni, il 18 luglio del 1610.

Caravaggio era lombardo, ma visse a Roma per molti anni. Per scoprire i suoi primi passi in città bisogna partire da largo Argentina. Poco distante da lì c’è una chiesa che è un’introduzione al viaggio: Santa Caterina dei Funari. Entrandoci si fa esattamente quello che fece Caravaggio ventenne nel 1594, mentre visitava Roma alla ricerca del proprio stile.

Poco dopo il suo arrivo in città entrò in questa chiesa per ammirare la pala di Annibale Carracci con santa Margherita, un dipinto in cui intravide un barlume di speranza per l’arte italiana, che lui considerava ormai defunta e persa nei meandri del manierismo. Si appassionò a quest’opera a tal punto che anni dopo Francesco Albani, allievo del Carracci, diceva ai suoi studenti che, se volevano dipingere, dovevano correre a Santa Caterina a vedere “quella tela a cui il Caravaggio ci moriva sopra, a riguardarla”.

È solo con l’arrivo a Roma che Caravaggio comincia a sviluppare davvero quell’estetica che poi è diventata la caratteristica del suo stile: il pittore cattura gli improvvisi raggi di luce che colpiscono i volti della gente comune nelle bettole e nei bordelli, nelle strade malfamate e nelle cattedrali, tra gli incroci maleodoranti della Roma papale.

La conversione del cavallo

Uscendo da Santa Caterina, percorrendo via del Corso si arriva a Santa Maria del Popolo, una visita utile per approfondire la premessa appena fatta. Sul fondo, a sinistra del transetto, c’è la cappella Cerasi, ovvero il confronto diretto tra Carracci e Caravaggio, in cui il secondo si ritrova a misurarsi con il collega più anziano, che in passato ha venerato come maestro.

Sono sue le due pale laterali: la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di san Paolo, che si contrappongono all’Assunzione della Vergine di Carracci, al centro. Nella Conversione Caravaggio fa una scelta rivoluzionaria: al cavallo – un animale – è riservato il centro della tela, lo spazio principale, qualcosa che per l’epoca era considerato inconcepibile, tanto che i critici parlarono di “conversione del cavallo”. Alla maestosità dei corpi del Carracci si contrappone la nuda verità di quelli del Caravaggio, privi di filtri o abbellimenti. È un bivio: davanti agli occhi abbiamo le due diverse strade che intraprenderà il barocco.

La modella che dava il volto alla Vergine era Lena, una prostituta amante del pittore

Lasciando la chiesa si sale al Pincio e, dopo una passeggiata tra i giardini di villa Borghese, si può visitare, con prenotazione, l’omonima galleria. Lì c’è il Bacchino malato, l’opera di Caravaggio più antica di cui si abbia notizia. Questo quadro, appartenuto al cardinale Scipione Borghese e rimasto sempre parte della collezione di famiglia, si trova in uno dei luoghi di Roma a più alto tasso di Caravaggio: sei in una sola stanza.

Oltre al Bacchino, ci sono San Girolamo scrivente, San Giovanni Battista, David con la testa di Golia, Il fanciullo con canestro di frutta e un’opera che all’epoca fece molto discutere: la Madonna dei Palafrenieri. Questa tela fu immediatamente rifiutata dai committenti, forse per la scollatura della Vergine oppure per il distacco di sant’Anna o, secondo alcuni, per l’eccessiva partecipazione del bambin Gesù all’uccisione della serpe.

Di sicuro non aiutò il fatto, già noto all’epoca, che la modella che dava il volto alla Vergine fosse Lena, una prostituta amante di Caravaggio. Lui la raffigurerà anche nella Madonna dei pellegrini, un’opera che fa proseguire l’itinerario verso piazza Navona.

A pochi passi dalla piazza che in epoca romana fu lo stadio di Domiziano, c’è Sant’Agostino in Campo Marzio. La chiesa è spesso vuota, c’è giusto qualcuno che viene per la messa. È bene arrivarci muniti di qualche moneta da uno o due euro: anche qui, infatti, come in molte chiese che ospitano opere di Caravaggio, la luce della cappella in questione viene tenuta spenta e per vederla illuminata per qualche minuto bisogna inserire una moneta.

Entrando, nella prima cappella a sinistra c’è la Madonna dei pellegrini, ovvero Caravaggio che dipinge per se stesso: una Vergine popolana domina una scena che sembra presa dal quotidiano, con dei pellegrini stremati e dai piedi sporchi. Tutto il contrario rispetto allo spirito etereo di una scena sacra tradizionale.

Taglio di luce

Poco più avanti, a San Luigi dei Francesi, c’è la cappella Contarelli, la prima grande opera pubblica di Caravaggio. Si trova sul fondo della navata sinistra. Sulle pareti le tre grandi tele attirano gli sguardi come fossero magneti: è il trittico di san Matteo. Da sinistra la Vocazione di San Matteo, San Matteo e l’angelo e ilMartirio di San Matteo.

La Vocazione, in particolare, è stupefacente per i suoi chiaroscuri, per il taglio di luce densa che arriva dalla figura di Gesù e per la fattura degli abiti. Caravaggio ha riportato l’episodio al suo tempo, lo ha reso materiale, ambientandolo in quella che sembra a tutti gli effetti una bettola.

Incamminandosi verso via Veneto, alla galleria nazionale di Palazzo Barberini le opere di Caravaggio che si possono ammirare sono tre: il Narciso, il San Francesco in preghiera e soprattutto la Giuditta. Questa tela, che raffigura l’eroina del vecchio testamento mentre decapita Oloferne, è stata commissionata nel 1599 dal banchiere Ottavio Costa, che ne era gelosissimo: la mostrava solo a pochi fortunati e dispose sul suo testamento che non poteva essere rivenduta dagli eredi.

Della Giuditta però si sono perse le tracce per secoli ed è ricomparsa solo nel 1951, grazie all’intuizione di un restauratore che l’ha riconosciuta in un palazzo privato romano.

Altre opere di Caravaggio a Roma si trovano nei Musei Vaticani, dove c’è la Deposizione; alla Galleria Doria Pamphilj, dove ci sono due tele, Il riposo durante la fuga in Egitto e La Maddalena penitente; alla Galleria Corsini c’è il San Giovanni Battista, mentre i Musei Capitolini conservano la Buona ventura e un terzo San Giovanni.

Non lontano da piazza Barberini, verso porta Pinciana, c’è il casino dell’Aurora, che ha riportato Caravaggio d’attualità e sarebbe stato la conclusione ideale dell’itinerario, se non fosse una residenza privata chiusa al pubblico. Il casino appartiene alla famiglia Boncompagni Ludovisi, che in seguito a una disputa legale tra la vedova del principe, la texana Rita Carpenter, e gli altri eredi è attualmente in vendita all’asta.

A gennaio la cifra di base aveva attirato la curiosità dei mezzi d’informazione di tutto il mondo: 471 milioni di euro. Un prezzo dovuto alle dimensioni, alla storia e al prestigio del lotto, certo, ma soprattutto a un dettaglio: sul soffitto di una sala c’è l’unico affresco di Caravaggio esistente al mondo. Si tratta del Giove, Nettuno e Plutone, un’allegoria di tipo alchemico. L’asta di gennaio è andata deserta, come anche quella di aprile e di giugno.

Cosa leggere

Roberto Longhi
Caravaggio (Abscondita 1952)
Un caposaldo della storia dell’arte che ha contribuito alla riscoperta di Caravaggio e della sua modernità.

Yannick Haenel
Solitudine Caravaggio (Neri Pozza 2021)
Un’originale riflessione sull’intreccio di crudeltà e sensualità che permea la vita
e l’opera dell’artista.

Riccardo Bassani
La donna del Caravaggio (Donzelli Editore 2021)
Sulla figura di Maddalena Antognetti, detta Lena, una prostituta amata e ritratta dal pittore che ha influito molto sulla sua vita.