Illustrazione di Andrea Serio

Scendo dal treno a Gavirate, in provincia di Varese, e fuori dalla stazione trovo Massimo Pericolo che mi aspetta. Tuta nera, piumino Moncler bianco e capelli cortissimi, dimostra meno dei suoi 29 anni. Saliamo sulla sua Audi nera e partiamo verso il ristorante. “Mi sono svegliato tardi e ho fatto colazione a mezzogiorno. Ho mangiato tre uova con il peperoncino, ma ho ancora un po’ di fame”, mi dice il rapper mentre percorriamo la strada provinciale sotto un cielo grigio.

Massimo Pericolo è “agitato come il lago che bagna la spiaggia”, per citare Sabbie d’oro, una delle sue canzoni più belle. La sua energia può trasformarsi in inquietudine, ma oggi si manifesta soprattutto in entusiasmo e voglia di mostrarmi i luoghi dov’è cresciuto, e dove ha deciso di continuare a vivere anche dopo il successo.

I laghi della zona, quello di Varese e soprattutto il lago Maggiore, l’hanno sempre reso malinconico, ma ci è affezionato, racconta. Le sue canzoni parlano di questa regione e descrivono in modo tanto crudo quanto poetico la vita della provincia lombarda. Quando nel 2019 è uscito il suo album d’esordio, Scialla semper, il suo stile si è imposto come una novità assoluta nell’hip hop italiano.

Nel 2020 ha pubblicato il secondo disco, Solo tutto, e il 31 agosto 2021 è arrivata anche la biografia Il signore del bosco (Rizzoli). Grazie a tutto questo è riuscito a comprarsi una casa, un’impresa che gli sembrava impossibile fino a qualche anno fa.

“La scorsa estate ho passato un periodo di merda, ma ora mi sono rimesso in riga, imponendomi una routine seria. Di solito mi alzo alle nove, medito dieci minuti e faccio colazione. Poi leggo un po’, mi alleno e pranzo. Il pomeriggio lavoro. Sto scrivendo qualche canzone per il prossimo disco, ma voglio fare le cose con calma e concentrarmi sul tour. L’abbiamo già rinviato due volte”.

Cosa legge in questo periodo? “Ieri sera ho finito La nuova Justine del marchese de Sade. I suoi libri li ho scoperti per caso quando ero adolescente. Mi riconosco nella sua visione del mondo: anche io sono ateo e nichilista, di brutto. In questi anni mi sono interessato anche a Schopenhauer e a Gabriel García Márquez. Le mie passioni – la musica, i libri, la meditazione e l’allenamento in palestra – mi aiutano a non impazzire del tutto”.

Benzina sul fuoco

Il vero nome di Massimo Pericolo è Alessandro Vanetti, ma gli amici l’hanno sempre chiamato Vane. È nato nel 1992 a Gallarate e ha vissuto i primi anni a Malgesso, qui vicino. Dopo il divorzio dei genitori, quando era ancora piccolo, ha fatto vari spostamenti insieme alla madre: Treviso, Catania e poi di nuovo in provincia di Varese.

Lei faticava a trovare un lavoro, il padre viveva con il fratello e non li aiutava. Avevano pochi soldi. È in questo periodo che Massimo Pericolo ha scritto le prime canzoni e ha pensato che gli sarebbe piaciuto fare il rapper. A diciott’anni, dopo aver lasciato la scuola, se n’è andato di casa e si è trasferito a Brebbia, un paese di circa tremila abitanti in provincia di Varese.

Stava in un vecchio palazzone che da queste parti chiamano “Il condominio”. Ci passiamo davanti e mi fa vedere la finestra al secondo piano, dove abitava. Quando viveva lì spacciava per mantenersi, finché nel giugno 2014 la polizia è andata a prenderlo a casa all’alba. Era finito nelle intercettazioni di un’operazione antidroga chiamata Scialla semper, che poi ha dato il titolo al suo album d’esordio. Quattro mesi di carcere e otto mesi ai domiciliari.

Dopo quell’esperienza si è convinto di una cosa: “Il carcere è benzina sul fuoco, non serve a niente. Bisogna rieducare e non punire. Non ho mai votato in vita mia, ma ho sempre pensato che Marco Pannella era un figo. Sul carcere, o su temi come la legalizzazione delle droghe leggere, aveva delle belle idee”.

Arriviamo al Village grill & kitchen, un ristorante sulla riva del lago di Varese. “Da ragazzino ho fatto kung fu. A diciott’anni sono stato anche tre mesi in un tempio shaolin in Cina, mi allenavo tutti i giorni come un pazzo. Poco prima che mi arrestassero avevo deciso di fare l’istruttore, ora non posso più a causa dei miei precedenti penali. Un giorno però vorrei aprire una palestra”, dice mentre mangia la sua bistecca con patate.

“Un’altra grande passione sono gli squali. Ho una paura fottuta del mare, e mi sono fissato a leggere cose e a vedere film a tema, dallo Squalo a Sharknado”.

Una vita decente

Uscito dal carcere, Alessandro Vanetti ha deciso di provarci con la musica: sia organizzando serate nei locali della zona con il nome Massimo Pericolo, sia scrivendo sempre più canzoni. Ma la svolta è arrivata grazie a un incontro casuale a Milano con il produttore e dj Phra, fondatore del duo di musica elettronica Crookers, che gli ha fatto firmare un contratto discografico ed è diventato il suo produttore.

Il primo singolo del rapper, 7 miliardi, è uscito nel gennaio 2019. È un pezzo violento di denuncia sociale, di dura critica alle istituzioni, alla politica e alle forze dell’ordine, ma il messaggio più profondo è racchiuso nella strofa finale: “Voglio solo una vita decente”.

“Il rap non è parlare di strada, è parlare di te. C’è molta retorica nel rap italiano. Si citano i film e s’insegue un’estetica criminale, ma è tutta una finta. Bisognerebbe concentrarsi sul modo di scrivere, in questo senso sono un fan della vecchia scuola. Lo scopo è diventare degli autori, non dei delinquenti”.

Risaliamo in macchina per raggiungere la spiaggia della Bozza, sul lago Maggiore. Massimo Pericolo fuma una sigaretta e ricorda di quando veniva qui con la ex fidanzata a camminare con le calosce in mezzo al fango. “Ormai non ci vengo quasi più, non ho mai tempo, che peccato”.

D’un tratto ci rendiamo conto che è tardi, devo prendere il treno. “Tranquillo, non lo perdi”, dice il rapper. Come un pilota di rally sfreccia sulle stradine di Gavirate. Quando mancano quattro minuti alla partenza del mio treno, gli chiedo dei suoi rapporti con le forze dell’ordine. “Non ho più niente a che fare con loro, per fortuna”, risponde.

“Un paio d’anni fa, mentre mi allenavo in palestra, è venuto un ragazzo a chiedermi un selfie. Dopo mi ha detto: ‘Ah, comunque sono un carabiniere’. La cosa mi ha abbastanza spiazzato”, dice ridendo. In stazione ci salutiamo frettolosamente e corro verso il treno fermo al binario. Lo prendo per un pelo.

Il conto

Village grill & kitchen
Via Al Gerett 1, Varese

2 Entraña con patate €34,00
2 Birre medie €10,00
2 Coperti €3,00
1 Caffè €1,50

Totale €48,50