Piazza Carignano, Torino, ottobre 2011. (Massimo Siragusa, Contrasto)

Non è antica come Roma, moderna come Milano o turistica come Firenze e Venezia, ma Torino negli ultimi vent’anni ha compiuto una grande trasformazione. Considerata da sempre la città della Fiat e delle fabbriche, il capoluogo piemontese ha molto più da offrire, dall’arte contemporanea alla musica dal vivo, dal festival di cinema al Salone del libro, dal cioccolato al vino. Nel periodo natalizio, poi, le strade si illuminano di luci e installazioni artistiche.

Venerdì

Ore 15: libri e caffè.
Il giro comincia con un caffè in piazza Carignano. Alla Farmacia del Cambio, vecchia bottega di speziali di metà ottocento, gli scaffali antichi non offrono più medicine ma pasticcini, confetti e dolci di ogni tipo. Il dehors affaccia su Palazzo Carignano, tra gli edifici più importanti di Torino: prima di diventare la sede del Museo del Risorgimento è stato la sede del primo parlamento del Regno d’Italia. Nella stessa piazza c’è l’imperdibile Luxemburg, la più antica libreria della città, fondata nel 1872. All’interno si trovano gli ultimi libri di Jonathan Franzen e di Sally Rooney in lingua originale, i best seller del mese, uno scaffale dedicato alle poesie, l’intero catalogo Adelphi, tutte le riviste internazionali di moda e design, ma anche un libro sul giardinaggio scritto da Francis Bacon edito da Henry Beyle. Chi avesse l’imbarazzo della scelta, può rivolgersi ai librai, Tonino, Gigi e Marco, che sanno sempre cosa consigliare. E se poi si ha ancora voglia di libri, a pochi metri di distanza si può fare un salto alla libreria antiquaria Gilibert, famosa anche per i suoi manifesti d’epoca. Si trova all’interno della galleria Subalpina, che vale la pena di visitare.

Ore 17: pausa al cioccolato.
Per una cioccolata calda e un tourinot c’è Guido Gobino, il maestro dei gianduiotti. Il negozio in via Lagrange, una delle strade torinesi dei negozi di lusso, si riconosce da lontano per il colore arancio, ma anche per la coda fuori.

Ore 17.30: la Mole Antonelliana.
Oltre a essere il simbolo di Torino è anche la sede del Museo nazionale del cinema. Il percorso espositivo si sviluppa a spirale, dal basso verso l’alto ed è un viaggio nel tempo, dai fratelli Lumière a oggi. In mostra ci sono le scarpe di Marylin Monroe, il cappello di Charlie Chaplin, alcuni bozzetti di Federico Fellini, manifesti di tutti i grandi classici del novecento, macchine da presa del 1918 e oltre un milione di foto e 30mila pellicole. Dopo la visita, chi non soffre di vertigini può prendere l’ascensore panoramico che porta in cima alla Mole. La vista su Torino è la ciliegina sulla torta.

Ore 19: menù piemontese.
In piazza Carlo Emanuele II, nota ai torinesi come piazza Carlina, l’ex abitazione di Antonio Gramsci è diventata un hotel degno di nota, l’Nh Carlina, perfetto per un cocktail prima di sera. Per la cena invece si va dai Tre galli, in zona quadrilatero romano. Il menù è tipico piemontese: carne cruda, vitello tonnato, agnolotti, tajarin. La lista dei vini è notevole, ma ne va scelto uno piemontese. Per bere qualcosa dopo cena invece va bene qualunque bar di piazza Emanuele Filiberto; tra questi c’è il Pastis, che prende il nome sia dal liquore francese sia dalla parola del dialetto piemontese che significa “pasticcio”, come recita la scritta all’ingresso: “La mia vita è un pastis”.

Sabato

Ore 9: vecchie drogherie.
Il sabato mattina i torinesi fanno la spesa a Porta Palazzo, il più esteso mercato aperto d’Europa, che si trova nel rione Borgo Dora, vicino alla porta palatina, il principale reperto di epoca romana in città. È consigliabile fare un salto Damarco, una drogheria d’altri tempi che vende migliaia di etichette di vini ma anche tutto ciò che vendevano gli alimentari di una volta. Oltre al cibo c’è il Balon: nello storico mercato delle pulci di via Andreis e dintorni si possono fare grandi affari, arredare casa con mobili antichi e trovare vecchi oggetti di design a buonissimo prezzo.

Ore 13: sui banchi di Cuore.
Pranzo veloce alla pescheria Gallina, una vera istituzione. Viste le porzioni abbondanti, un piatto sarà più che sufficiente. Proseguendo verso il centro, si potrà gustare un altro simbolo di Torino oltre al gianduiotto: il bicerin, sempre a base di cioccolata. L’originale si trova al Caffè al Bicerin, in piazza della Consolata: ci sarà da aspettare ma ne vale la pena. Davanti al locale c’è la chiesa della Consolata, uno dei monumenti simbolo del barocco torinese, il cui maestoso interno merita una visita. Continuando verso via Corte d’Appello c’è un piccolissimo museo, il Musli, dedicato alla scuola, ai libri e all’infanzia. Le sale di palazzo Tancredi di Barolo sono allestite con libri animati pubblicati dall’ottocento in poi, banchi di scuola dei tempi di Cuore, la storia di Pinocchio in varie lingue e versioni. Consigliato ai bambini ma non solo.

Ore 17: un giro tra le piramidi.
Davvero immancabile una visita al Museo Egizio, il più importante al mondo sulla civiltà egizia dopo quello del Cairo. Tra sarcofagi, papiri di oltre 18 metri, sfingi e tombe, ci sono oltre quarantamila reperti da ammirare. È necessario prenotare online e fare la fila, ma le luci e le statue della Galleria dei re, allestita dal premio Oscar Dante Ferretti rendono sopportabile anche l’attesa.

Ore 19: stella Michelin.
Per la cena ci si sposta in zona Aurora, alla Nuvola Lavazza. Progettata da Cino Zucchi, è il complesso architettonico dove ha sede l’omonima azienda di caffè. All’interno si trova anche il ristorante Condividere, una stella Michelin in un ambiente formale ma divertente.

Domenica

Ore 9: la domenica è il giorno del Po.
La colazione si fa da Maggiora in corso Fiume, in zona precollinare. Il bar, piccolo e sempre affollato, è famoso per le vipere, dei croissant chiamati così in onore delle donne che frequentano il posto, considerate un po’ pettegole. Sia come sia, sono buonissime. Scendendo poi sul ponte di corso Vittorio, oltre l’arco monumentale, comincia il parco del Valentino: 421mila metri quadrati di verde nel cuore della città e lungo le sponde del fiume. Frequentatissimo da jogger, ciclisti, proprietari di cani, ma anche da chi vuole sedersi sotto un albero con un libro illudendosi di essere fuori città.

Ore 12: la città dall’alto.
Oltre il Valentino, sopra i Murazzi, dalla chiesa della Gran Madre parte una salita che porta al Monte dei cappuccini, che è stato un convento di frati e oggi è sede del Museo nazionale della montagna. Da qui si può vedere la città dall’alto. Infine, scendendo di nuovo oltre il Po, in corso San Maurizio merita di essere vista la Fetta di polenta: è un interessante palazzo a forma trapezoidale, progettato da Alessandro Antonelli, lo stesso architetto della Mole. Dal lato di via Giulia di Barolo, uno dei lati del palazzo misura appena 54 centimetri.

Info
Dove dormire

Combo
Si trova a Porta Palazzo ed era una vecchia caserma dei vigili del fuoco. Oggi è un ostello con camere semplici ma molto curate, che offre anche spazio per coworking e ottimi brunch.

Casa Pingone
È all’interno della Casa del Pingone, uno degli edifici medievali più affascinanti della città, in via delle Basilica. Oltre a varie stanze, da poco tempo si può affittare un appartamento per cinque persone, terrazza panoramica inclusa.

Hotel Crimea
È in via Mentana, nel quartiere Crimea, uno dei piú eleganti della città. Anche se è a soli cinque minuti dal centro e dal Po, sembra di stare in collina.