Monumento alle streghe a Triora, in provincia di Imperia, settembre 2015. (Michele Vacchiano, Alamy)

La caccia alle streghe appare oggi un fenomeno lontano, assurdo e legato a epoche oscure e mentalità primitive. Se però lasciamo da parte le credenze sul volo notturno, il sabba e i malefici, e consideriamo che le streghe furono perlopiù capri espiatori delle tensioni e delle frustrazioni delle società in cui vissero, il fenomeno ci appare meno lontano e più “comprensibile”: quanti individui e gruppi marginali nelle società evolute di oggi rivestono lo stesso ruolo di capro espiatorio e quanto spesso sono loro attribuite colpe immaginarie?

Nella ricerca storica, alla lunga, è emerso però un problema, quello dello stereotipo associato alle streghe. Affidandoci a studi classici del passato, ci aspetteremmo di incontrare quasi sempre donne attempate, di aspetto sgradevole, indigenti, marginali, eccentriche e, per così dire, antipatiche. Un po’ come la strega di Biancaneve, insomma.

La realtà è ben più complessa. Per esempio, se nella campagna toscana della prima età moderna possiamo trovare figure che corrispondono a queste descrizioni, come Gostanza da Libbiano o Maddalena Serchia, nella realtà urbana modenese coeva, invece, ci imbattiamo in figure che le contraddicono: le mendicanti sono quasi assenti, le donne anziane e vedove sono in minoranza e, anzi, le presunte streghe appaiono perlopiù ben integrate nella vita sociale della città.

Questa dialettica tra stereotipi e anomalie nella figura della strega può essere meglio approfondita ricorrendo a modelli prosopografici, che si concentrano cioè sui dati personali, e strumenti informatici. L’impiego di simili modelli e strumenti può anche aiutare a definire meglio il ruolo giocato dalla “fama di strega” (e quindi dalla diffamazione sociale) come elemento fondamentale della persecuzione.

Un sistema affascinante e complesso come quello della stregoneria necessiterebbe poi di una convergenza tra metodologie tradizionali e innovative, nonché tra discipline umanistico-sociali e tecnico-scientifiche, per essere meglio compreso e studiato: si pensi anche al contributo che, sulla base delle più recenti scoperte sul funzionamento del cervello umano, può essere fornito dalle neuroscienze per spiegare le origini della credenza nelle streghe.

Per penetrare meglio nel sistema della stregoneria e coglierne le varie sfaccettature bisogna costruire un repertorio degli individui che furono perseguitati, che coniughi aspetti interpretativi, descrittivi e analitici, integrato in un più ampio e ambizioso dizionario di eretici, dissidenti e inquisitori. Questo dizionario permetterebbe di approfondire al contempo attori e dinamiche della repressione del dissenso nelle sue varie forme e di formulare parallelismi tra streghe, eretici e dissidenti.

È quello che stiamo cercando di costruire con il sito ereticopedia.org, che ospita una nuova sezione il cui titolo parla da sé: Tra stereotipi e anomalie: per una prosopografia delle streghe in età moderna.

Daniele Santarelli è professore associato di storia moderna dell’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli.

Domizia Weber è insegnante e operatrice culturale.

D. Santarelli, D. Weber,Stereotipi e anomalie nella caccia alle streghe in età moderna. Alla ricerca di un modello prosopografico, Rivista di storia della chiesa in Italia (2021/2)