Arrivando dal tratto soprelevato dell’autostrada che la collega a Palermo, Mazara del Vallo riempie all’improvviso l’orizzonte. Una distesa di case di tufo affacciata sul mare e punteggiata di palme, araucarie e grandi piante di cactus, in uno degli angoli più estremi del territorio italiano: sull’altra sponda del canale di Sicilia, ad appena 145 chilometri di distanza, c’è l’Africa.

Mazara del Vallo, che per i locali si chiama solo Mazara, è uno dei più importanti porti pescherecci del Mediterraneo, ha circa 50mila abitanti ed è in provincia di Trapani. Nota per le acque cristalline delle sue spiagge, tra cui quella della riserva naturale di Capo Feto, non ha però mai esercitato la stessa attrattiva turistica di altre città siciliane, soprattutto fuori stagione.

La chiesa di San Vito a mare, a Mazara del Vallo, agosto 2021. (Christophe Mich​el , Hans Lucas/Contrasto)

La storia di questo porto di fondazione fenicia ricopre un arco di ampiezza eccezionale che ha visto alternarsi civiltà diversissime tra cui quelle di greci, cartaginesi, romani, vandali, arabi, normanni e spagnoli.

Questo le conferisce una stratificazione culturale unica nel suo genere, che oggi, mentre il settore della pesca subisce un inesorabile declino, la sta spingendo a cercare una nuova identità come meta turistica e terra di frontiera.

Venerdì

Ore 15: gente di mare.
Per scoprire Mazara bisogna cominciare dall’attività che da secoli impegna i mazaresi di generazione in generazione: la pesca. Si parte da via Mozia, sul punto dove attraversa il fiume Mà­zaro e da cui si gode di uno dei panorami che meglio raccontano questa città: il corso del fiume, curvando dolcemente verso il mare, è incorniciato da costruzioni di tufo modeste ma ricche di fascino e da pescherecci di varia misura attraccati su entrambe le sponde. Non c’è ombra di verde e i muri delle case sono mangiati dalla salsedine: per chi non vive in Sicilia si tratta di un panorama esotico, che potrebbe essere quello di una città mediorientale. Scendendo lungo il lato sinistro del fiume, nel primo pomeriggio si assiste all’abbanniata, quando i pescherecci più piccoli rientrano in porto e vendono all’asta il pescato del giorno direttamente sulla banchina. Maestro delle cerimonie è l’abbanniaturi, che raccoglie le offerte e assegna il lotto di pesce al migliore offerente. A vegliare su questa rumorosa e antica tradizione c’è la statua di san Vito, patrono della città, che controlla l’imbocco del porto e protegge i marinai.

La Kasbah racconta l’integrazione tra siciliani e nordafricani, che qui è una storia millenaria

Ore 16: cannoli e granite.
Proseguendo lungo il fiume si raggiunge il mare ed è ora di una merenda: nelle pasticcerie del lungomare si trovano cannoli, cassate, granite che si assaporano sui tavolini con vista sulla spiaggia. Ma a chi è pronto ad allungare il giro, è consigliato di spingersi verso piazza Matteotti fino alla pasticceria #doppiozero, dove Giuseppe e Gianni, colleghi in cucina e coppia anche nella vita, propongono una versione aggiornata e sperimentale di tutti i tipici dolci siciliani.

Ore 17: momento Instagram.
La passeggiata sul lungomare porta alla piccola chiesa di San Vito a mare, un edificio a pochi metri dal bagnasciuga che colpisce per la sua suggestiva semplicità. Costruita nel 1776, nel punto in cui secondo la leggenda il giovane san Vito s’imbarcò alla volta di Roma, questa chiesa merita una visita al tramonto e fa la gioia di chi ama condividere le proprie foto di viaggio.

Ore 20: cena a base di pesce.
Se, com’è probabile, si è usciti a mani vuote dall’abbanniata, la soluzione è cercare il pescato del giorno in uno dei tanti ristoranti di pesce di Mazara. Nella zona del mercato ittico c’è l’Antico borgo marinaro, un’istituzione, dove il pesce fresco invece che sul menù lo si ordina direttamente da un tavolo accanto alla cucina. Sarà il mare a decidere la cena, anche se il famoso gambero rosso di Mazara non manca mai.

Sabato

Ore 10: la Sicilia araba.
La Kasbah è il cuore saraceno della città. Partendo da porta Palermo, il quartiere si dirama in un groviglio di vicoli e cortili risalenti all’epoca del dominio arabo. Quasi del tutto abbandonata dai mazaresi, specialmente dopo il terremoto del 1981, la Kasbah era diventata una zona disabitata e degradata. Negli ultimi anni però è stata ripopolata dalla comunità tunisina e rivalutata con una serie di interventi pubblici che oggi la rendono una delle principali attrattive di Mazara. La Kasbah racconta l’integrazione tra siciliani e nordafricani, che qui è una storia millenaria. Insegne di ceramica dipinta segnalano alcuni luoghi – come il vicolo del vento, la viuzza dove “quando anche non si muove una foglia” il vento non smette mai di soffiare – mentre le saracinesche dei negozi sfitti sono decorate con murales di artisti locali.

Ore 13: cuscus di polpo.
Per tradurre a tavola l’interessante incontro tra Mazara e il Maghreb serve un pranzo da Habibi. Gestito dai ragazzi della cooperativa agricola Terre senza frontiere, originari di vari paesi del bacino mediterraneo, questo nuovo ristorante semplice e dal menù limitato offre uno dei migliori cuscus della città, disponibile con il pesce, come vuole la tradizione nel trapanese, ma anche con il polpo, con la frutta secca o nella tipica versione con l’agnello.

Ore 15: barocco poco noto.
Prima di lasciare la Kasbah, è obbligatoria una visita alla chiesa di San Francesco, nella piazza a cui dà il nome. L’esterno poco adorno e quasi anonimo rende ancora più sorprendente l’ingresso in chiesa, quando gli occhi dei visitatori vengono abbagliati da una mole quasi ingestibile di sculture, bassorilievi, affreschi e stucchi dorati di questo gioiello del barocco siciliano quasi sconosciuto.

Ore 16: un tuffo in Magna Grecia.
Per il resto del pomeriggio ci si lascia alle spalle il caos cittadino per raggiungere Selinunte, il sito archeologico più grande d’Europa a mezz’ora di distanza da Mazara. Meno nota rispetto alla valle dei templi di Agrigento, e quindi anche meno affollata, quest’area include, oltre all’acropoli, una varietà spettacolare di templi, colonnati e necropoli dell’omonima colonia greca del VII secolo aC. In autunno il maestoso tempio di Hera, circondato dall’erba alta di un campo silenzioso a picco sul mare, fa credere al visitatore di essere il primo a scoprirlo.

Ore 20: le busiate.
A cena bisogna assaggiare le busiate, la tipica pasta fresca locale a forma di fusillo allungato. Alla Bettola lo chef Pietro Sardo le offre condite con il pescato del giorno e accompagnate da una scelta di oltre duecento vini siciliani. Dopo cena, una passeggiata serale in centro è una buona occasione per godersi l’elegante piazza della Repubblica, il “salotto” in tufo della città, su cui affacciano la cattedrale normanna del Santissimo Salvatore e il seminario vescovile, con il suo imponente portico a undici arcate.

Domenica

Ore 10: in fondo al mare.
La prima tappa della mattinata è il teatro Garibaldi, l’ennesimo tesoro nascosto di Mazara. Quasi sprovvisto di facciata e di decorazioni esterne, questo piccolo ma imperdibile teatro di legno – ha solo 99 posti – è stato costruito durante i moti del 1848 come luogo per intrattenere il popolo. È interamente realizzato con il legno dei pescherecci in disuso e finemente decorato nello stile dei carretti siciliani. Come omaggio ai marinai a cui è dedicato, il teatro è a forma di carena. Dopo questa visita è arrivato il momento di andare ad ammirare l’oggetto più prezioso presente a Mazara: il satiro danzante. Questa magnifica statua bronzea di arte greca, ripescata nel canale di Sicilia nel 1998 dal peschereccio Capitan Ciccio, è attribuita alla scuola di Prassitele. Il satiro, ritratto nel momento dell’estasi della danza orgiastica in onore di Dionisio, è custodito nello scarno museo a cui dà il nome e spesso può essere osservato in solitudine come di rado succede di fronte a capolavori di questa portata. Uscendo dal museo, se la porta è aperta vale la pena dare un’occhiata al rudere di Sant’Ignazio: di questa chiesa barocca crollata nel 1933 resta solo il perimetro di mura decorate e ricoperte di edera. Sopra c’è solo il cielo.

Ore 13: sapore semplice.
Per un pasto veloce prima di ripartire, il consiglio è assaggiare i pezzi della rosticceria siciliana: le arancine di Mangogna, in via Crispi, sono in cima alla lista. Lasciando la città si ha l’impressione di aver scoperto un diamante grezzo, che non sbatte in faccia la sua bellezza ma la lascia trapelare senza nessuna fretta.

Dove dormire
Mazara del Vallo

Meliaresort dimore storiche
A due passi dalla Kasbah, questo albergo si trova in un edificio d’epoca medievale e offre stanze decorate in perfetto stile siciliano.

Al pesciolino d’oro
Case vacanze sul lungomare a prezzo modesto, la cui vera attrattiva è l’omonimo e ottimo ristorante di pesce a cui sono collegate.

Kalibia
Questo b&b di recentissima apertura ha stanze comode, arredate in modo elegante e minimalista, con ampia vista sul mare.