La prima manifestazione lgbt+ in Italia si è svolta a Sanremo cinquant’anni fa. Il 5 aprile 1972 una quarantina di attivisti gay, lesbiche e trans protestarono a viso scoperto contro un raduno di psicologi che discutevano su come “curare” l’omosessualità. Fu l’inizio del movimento lgbt+ italiano. Da allora le conquiste sui diritti civili sono state due: la legge sul cambio di sesso del 1982, allora considerata all’avanguardia, e la legge sulle unioni civili del 2016, arrivata con imbarazzante ritardo e ritenuta già superata ai tempi della sua approvazione. Nient’altro.

Due leggi in cinquant’anni sono troppo poche. Cosa è andato storto con il movimento lgbt+ italiano? Difficile dirlo, perché s’intrecciano diversi motivi. Ma di certo non ha aiutato l’appiattimento sui partiti di centrosinistra: dopo la spinta propulsiva degli anni settanta e ottanta, infatti, il movimento ha gradualmente affidato al Partito democratico, e a tutte le sue incarnazioni precedenti, il compito di portare avanti al posto suo le battaglie lgbt+. Con i risultati che vediamo oggi.

A ottobre del 2021 il fallimento del disegno di legge contro l’omotransfobia (il cosiddetto ddl Zan) ha mostrato una volta per tutte che per essere efficace il movimento deve tornare a essere un soggetto politico a sé, slegato dai partiti. Si sono già mosse in questa direzione l’associazione Famiglie arcobaleno, che riunisce i genitori lgbt+, e la Rete Lenford, composta da avvocati che si battono per il riconoscimento dei diritti civili: il 7 giugno, con ampio anticipo sulla campagna elettorale dell’anno prossimo, hanno presentato un testo di legge chiedendo ai partiti che cercano il sostegno del movimento lgbt+ di approvarlo in parlamento. Invece di aspettare di vedere cosa gli sarà concesso, quale compromesso al ribasso sarà inserito nei programmi elettorali, hanno già messo sul tavolo le loro richieste. La legge mira a eliminare le disuguaglianze tra le famiglie italiane estendendo diritti già esistenti e si articola in quattro richieste. 1. Matrimonio ugualitario, senza più distinzione tra matrimoni e unioni civili. 2. Riconoscimento già alla nascita per i figli delle coppie dello stesso sesso. 3. Accesso alle adozioni per single e coppie dello stesso sesso. 4. Accesso alla procreazione assistita per donne single o coppie di donne. Non è chiaro se e quali forze politiche vorranno sostenere queste misure, ma almeno il movimento lgbt+ sta tornando ad avere le idee chiare su quali sono i suoi obiettivi.

Questo articolo è uscito sul numero 31 dell’Essenziale, a pagina 5.