Illustrazione di Stefano Fabbri

Sono arrivato con qualche minuto di anticipo all’appuntamento con Sara Pichelli, per quello che doveva essere un pranzo ma alla fine è diventata una cena. “Dove sei?”, mi scrive su WhatsApp. “Seduto dentro, sono quello da solo”.

Brado è un locale di quelli che vanno di moda oggi, li riconosci dal nome: una sola parola, cinque o sei lettere. E un’idea: in questo caso un menù basato fondamentalmente su animali allevati appunto allo stato brado. Lo studio dove Pichelli lavora è qui vicino, in zona Furio Camillo, Roma sud. Rompiamo il ghiaccio parlando di amici e luoghi in comune, il resto lo fa il gin tonic con cui pasteggeremo.

“Vorrei cambiare, non fare più solo supereroi, una graphic novel per esempio è il mio sogno nel cassetto”. Pichelli, nata nel 1983, è al momento una dei disegnatori più importanti della Marvel Comics, la casa editrice di fumetti statunitense che ha dato vita a personaggi come Iron Man, Spider-Man, I Fantastici Quattro e Thor. Pichelli ha appena firmato con la Marvel un contratto che la impegnerà per altri quattro anni.

Cerca sul menù “una bomba fritta con il cinghiale” che si ricordava ma non la trova, così ripiega su uno spezzatino di selvaggina. Pichelli ha legato il suo nome soprattutto al successo di Miles Morales, il personaggio che ha inventato insieme all’autore e sceneggiatore Brian Michael Bendis. È un adolescente per metà ispanico e per metà afroamericano che indossa il costume di Spider-Man nell’universo Ultimate della Marvel. La serie ha avuto un enorme successo, coronato dall’Oscar per l’animazione vinto nel 2019 dal film con protagonista Miles: Pichelli chiama semplicemente così la sua creazione, di cui ha immaginato anche il costume.

L’olimpo dei nerd

“A quasi quarant’anni vorrei cambiare”, continua. “Ho fatto recentemente un’opera di street art ed è stato bellissimo, mi sono come risvegliata. È dal 2008 che faccio supereroi, e in tutti questi anni ho disegnato quasi solo Spider-Man”. È come parlare con un rapper che ha appena vinto il disco di platino: vorresti sentirgli raccontare delle sue prossime collaborazioni e invece ti dice che è stato bello, ma che ora forse a pensarci bene il suo sogno è un disco per voce e chitarra acustica. Ma perché non lo fai allora? “Vorrei avere tantissimi soldi per fare solo graphic novel quando mi va, invece le consegne per la Marvel mi prendono tutto il tempo. Nei pochi momenti liberi scrivo, sceneggio e disegno storie mie. Quando sarò pronta andrò da un editore a dirgli: ecco, questo è il mio libro, se ti piace lo compri e lo pubblichi”.

Il fatto è che Pichelli è arrivata nell’olimpo dei nerd, senza essere mai stata una nerd. “Non leggevo supereroi, mi sono ritrovata a disegnarli un po’ per caso. Nel 2008 ero stata licenziata dallo studio d’animazione dove lavoravo, il mio compagno dell’epoca già disegnava per case editrici statunitensi e sapeva che la Marvel stava facendo un concorso mondiale per cercare nuovi talenti. Ho partecipato senza troppo entusiasmo, non avevo grandi aspettative. E invece ho vinto”.

Pichelli ha imparato sul campo a disegnare i supereroi, e allo stesso tempo ha scoperto il loro valore politico: “Sai cosa significa nel 2012, con Barack Obama presidente degli Stati Uniti, disegnare uno Spider-Man come Miles Morales, che rappresenta ben due minoranze? La prima volta che sono stata al Comic Con di New York, un grande salone del fumetto, ho avuto l’opportunità di parlare con centinaia di ragazzi che mi ringraziavano. Erano commossi perché avevo disegnato un supereroe che li rappresentava, uno che abitava nel loro quartiere, che poteva essere il loro vicino di casa”.

Matite moleste

Dopo Miles Morales la Marvel le ha affidato uno di quei progetti che generano aspettative altissime tra i fan: disegnare una miniserie di Spider-Man scritta da J.J. Abrams, il regista tra le altre cose della serie Lost e di Episodio VII ed Episodio IX di Star Wars, e dal figlio di Abrams, Henry. “Cosa ho imparato lavorando con lui? Che scrivere film e scrivere fumetti sono due cose diverse”, dice facendo ironia sul regista, che è considerato una specie di mostro sacro. “Danno tutti per scontato che io sappia a memoria Star Wars perché disegno fumetti, che questo fosse il mio sogno da bambina, ma io gli rispondo: ‘Non è una fede, non è la Roma, è lavoro’. Un bel lavoro, ma pur sempre lavoro”.

Sul comodino di Pichelli non ci sono in questo momento libri fantasy, tantomeno romanzi distopici di mondi a venire, ma molti saggi di psicologia. “È un percorso personale di crescita, che aiuta anche la mia visione arti­stica”.

Pichelli è impegnata nelle attività del collettivo Moleste, che raccoglie disegnatrici, editor e illustratrici impegnate nella costruzione di un punto di vista trans­femminista nel mondo del fumetto. In Italia non ci sono state, almeno finora, denunce pubbliche di abusi di potere o di molestie sessuali nel mondo dei fumetti, mentre negli Stati Uniti il MeToo ha travolto uno degli sceneggiatori di maggior successo del mondo, Warren Ellis. Pichelli spiega che è stata una scossa necessaria: “Non solo per parlare di abusi e molestie, ma anche per renderci conto che se le artiste donne o di genere non binario sono tante, i posti di potere sono tutti in mano a maschi bianchi eterosessuali”.

Per disegnare supereroi non è necessario avere dei poteri speciali, né vivere in California o a New York. Può farlo benissimo anche una femminista che vive a Roma e che ha tante storie da raccontare con le sue matite.

Il conto

Brado
Viale Amelia 42, Roma

1 Degustazione di salumi e formaggi €14
1 Pici al ragù bianco €12
1 Spezzatino rustico €20
2 Gin tonic €20
1 Acqua €2

Totale €68