Dice Cristian Pederzini, proprietario dell’Italpizza, che quella della sua azienda alimentare è “una storia da favola”.

La favola è questa. Un’azienda emiliana che dal 1991 produce pizze surgelate, le esporta in mezzo mondo e supera i 120 milioni di euro di fatturato, a un certo punto – sei anni fa – decide che una bella fetta di lavoratori deve essere esternalizzata, insomma data in appalto a cooperative.

Con la nuova veste e il nuovo contratto, i dipendenti diventati “esterni” (tra i quali molte donne immigrate) vedono però gradualmente aumentare i loro carichi di lavoro, la flessibilità degli orari, le chiamate notturne e festive. Arrivano i marcatempo per andare in bagno e, secondo alcune denunce, non vengono fornite le imbracature quando si viene mandati a pulire il tetto. Allora, dopo un po’, alcuni dipendenti s’iscrivono al sindacato Si Cobas.

Nonostante le pressioni dall’alto e qualche trasferimento, i neosindacalizzati proclamano una serie di scioperi, a volte con picchetti, altre senza. Il sindacato denuncia demansionamenti e compiti umilianti per chi aderisce. L’automobile di un delegato viene misteriosamente data alle fiamme.

La tensione cresce ancora nella prima metà del 2019, quando fuori dalla fabbrica ci sono cariche e scontri con la polizia. Nel frattempo è entrato pure in vigore il decreto Salvini, quindi al primo picchetto scatta il reato di blocco stradale, che si somma a manifestazione non autorizzata, resistenza a pubblico ufficiale e altri capi d’accusa per gli scontri. Vengono denunciati 66 lavoratori che hanno partecipato alle proteste e l’Italpizza si costituisce parte civile contro il Si Cobas, chiedendogli 500mila euro come risarcimento per i ritardi nelle consegne delle pizze dovuti alle proteste dei lavoratori.

Il 3 ottobre il tribunale di Modena, nell’udienza preliminare, ha accolto la legittimità della richiesta: in caso di condanna, Si Cobas dovrà risarcire Italpizza. A memoria di chi si occupa di lotte operaie, è la prima volta nella storia della repubblica che a un sindacato viene chiesto di risarcire i ritardi produttivi creati da una mobilitazione. Il problema è che, se questa cosa passerà, probabilmente non sarà l’ultima, con buona pace dell’articolo 40 della costituzione sul diritto di sciopero.
 Davvero “una storia da favola”, quella dell’Italpizza.