Molti si aspettavano l’arrivo di una nuova ondata di contagi il prossimo autunno. Meno prevedibile era che l’ondata arrivasse già con l’estate. Ma l’aumento dei casi in altri paesi europei e i numeri in Italia parlano chiaro: con più di 86mila i casi registrati il 1 luglio, contro i quasi 56mila del 24, non ci sono dubbi che il virus abbia ricominciato a correre.

A guidare la sua corsa è in gran parte la sottovariante omicron 5 (Ba.5), che, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, è diventata la variante prevalente da cui dipende il 43 per cento delle infezioni nel mondo. Rispetto alle varianti precedenti e alle altre omicron si è diffusa più velocemente, perché è molto contagiosa. Non solo lo è di più del virus originario di Wuhan e della delta, ma forse anche più del morbillo, considerato una delle malattie più contagiose che si conoscano. Si è visto che ha un R0 (numero di riproduzione) che oscilla tra i 15 e i 17, significa che mediamente una persona infetta può contagiarne altre 15 o 17. La variante originaria aveva un R0 di 2,5 e la delta di 6 o 7.

Alcune mutazioni della omicron 5 la rendono particolarmente abile a penetrare nelle cellule umane, colpendo soprattutto le vie aeree superiori. Riesce inoltre ad aggirare l’immunità sviluppata con le precedenti infezioni o con la vaccinazione. I vaccini rimangono fondamentali per evitare le forme gravi della malattia e di solito chi è vaccinato ha sintomi lievi – i più frequenti sono mal di gola, raffreddore, spossatezza, tosse e febbre – e durano meno. Ma l’aver già avuto il covid non sembra proteggere particolarmente dalla possibilità di reinfettarsi. Le ricerche più recenti suggeriscono che le persone colpite dalla versione originale della omicron possono essere reinfettate dalla Ba.5 (e dalla Ba.4), soprattutto se non vaccinate. Attualmente il tasso di reinfezione in Italia supera l’8 per cento. Vista l’alta copertura vaccinale nel nostro paese, il virus sembra provocare soprattutto forme lievi della malattia, ma l’elevato numero di contagi ha fatto comunque aumentare i ricoveri: secondo la Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) al 28 giugno i ricoveri per covid erano aumentati del 17,7 per cento.

Intanto il governo ha aggiornato il protocollo di contenimento del virus negli ambienti di lavoro, in vigore fino al 31 ottobre 2022: è stato tolto l’obbligo delle mascherine nel privato, ma il loro uso è comunque raccomandato. I datori di lavoro potranno rilevare la temperatura dei dipendenti, che non dovrà superare i 37,5 °C, dovranno assicurare pulizia, sanificazione e ricambio d’aria e contingentare gli accessi agli spazi comuni. Il protocollo incoraggia il ricorso al lavoro agile.

Se l’andamento di questa nuova ondata sarà simile a quello del Portogallo, dove l’aumento dei contagi è cominciato a inizio maggio e il picco è stato registrato il 2 giugno, ci si aspetta un picco in Italia nella seconda metà di luglio. Difficile prevedere quello che succederà in autunno, ma la possibilità di nuove ondate, probabilmente guidate da nuove varianti, è realistica, e sarebbe meglio cominciare a prepararsi.